Befana: tra sacro e profano

Se santa Lucia apre il ciclo natalizio, la Befana - il cui nome deriva dal termine greco “Epifania”, che significa “apparizione” -  lo chiude entrando in scena il 6 gennaio. La Befana è la vecchina buona che porta i regali ai bambini “di buona condotta” la notte tra il 5 e il 6 di gennaio: la sua origine si perde nella notte dei tempi e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani. L’iconografia è fissa: un gonnellone ampio e scuro, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di scarpe rotte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Viaggia a cavalcioni di una scopa sotto il peso di un sacco stracolmo di doni sul cui fondo non manca mai una buona dose di carbone nero per i piccoli più… pestiferi. Passando sopra i tetti e calandosi dai camini, la Befana riempie le calze lasciate appese dai bambini che, in cambio, preparano per la vecchina qualche leccornia.

Legata alla riscoperta e valorizzazione delle tradizioni, la Befana sta vivendo una seconda giovinezza e prima di concludere il ciclo delle ricorrenze natalizie si lega alle numerose feste che si svolgono in tutta la nazione, alcune spiccatamente ludiche altre con ingredienti religiosi, in particolare nel sud dello Stivale. Numerose anche le rievocazioni storiche come la Messa dello Spadone di Cividale del Friuli (in provincia di Udine), antica capitale longobarda d’Italia.

Ogni anno il 6 gennaio viene celebrata nel duomo una cerimonia che ripropone la solenne investitura del patriarca Morquardo Von Randeck, eletto nell’Epifania del 1366. Per quattro volte, nel corso del rito, il diacono vibra tre colpi in aria con la spada e, al termine della messa, prende vita una spettacolare rievocazione storica con centinaia di figuranti che riportano il paese all’atmosfera medievale per tutta la giornata

 

Luciana Francesca Rebonato

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